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GIUSEPPE CELI
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Palazzi
moderni, 2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 80x120

Roma da Monte
Mario , 2005
Olio su tavola
- cm 110x140

Ponte sulla
ferrovia alla Tiburtina, 2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 80x90

Periferia
romana, 2005
Olio su tavola
- cm 80x120

Cavalcavia alla
Tiburtina, 2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 60x90

Deposito
ferroviario alla Tiburtina,
2003
Olio su tavola
- cm 70x100

Strada ferrata
- (part.),
2003
Olio su tavola
- cm 70x100

◘Strada di Roma,
2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 110x90

◘Terrazza al
centro storico,
2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 80x100

Tetti di Roma,
2005
Olio su tavola
- cm 90x90

La terrazza di
Fabrizio, 2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 60x70

Divisorio e
veduta di Roma,
2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 70x80

Veranda sul
cortile, 2004
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 90x90

Carcasse sul
Tevere, 2002
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 80x70

Finestra di
palazzo abbandonato,
2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 70x100

Vetrina delle
vecchie bambole, 2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 90x75

Finestra
fatiscente - part.,2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 90x100

Finestra con
piantina ,2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 100x110

Piantina sul
muro.,2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 80x100

Il giardino di
Tiziana , 2000
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 90x100

Cortile
abbandonato , 2003
Olio su tela
incollata su tavola
- cm 80x100
"La pittura è già tutta nella pittura,
non altrove" (M. Goldin, Scrivere di pittura. Artisti italiani
del Novecento, Venezia 1997, p. 6). La parola nel tentare di
spiegare, o semplicemente di descrivere, un'opera visiva verifica i
propri limiti. La creazione artistica, riuscendo a conciliare
elementi e percezioni inconciliabili, attinge alle categorie del
"magico" e del "miracoloso"; pertanto, dare atto di come l'arte si
compia non può che essere riduttivo. Le mie parole "smozzicate" non
avranno altra pretesa che quella di partecipare l'emozione che in me
suscitano le tele di Celi. La sua pittura lega a sé l'osservatore,
invitandolo a intraprendere un viaggio che dalle realtà più abituali
lo conduce per gradi, senza che quasi se ne accorga, al di là del
fenomenico. L'artista, attraverso un percorso difficile e tortuoso,
ha elaborato una sua forma artistica personale, espressione di un
mondo intcriore sensibile e vibrante. Dagli inizi incentrati
sull'osservazione della sua terra d'origine, dopo una lunga pausa, è
pervenuto ad una pittura non più chiusa negli angusti confini
regionali, rappresentando paesaggi non fisici ma dell'anima. I
confronti più immediati per la pittura di Celi si possono trovare
nel realismo dello spagnolo Antonio Garcìa Lopez, nell'oggetivismo
degli americani Andrew Wyeth e Grégory Gillespie e nell'immagine
bloccata di Gianfranco Ferroni. Le sue ultime opere, che si
articolano in nature morte e vedute paesaggistiche, sono
caratterizzate da un linguaggio nitido, esatto, da sicurezza e
padronanza nell'uso degli strumenti pittorici. Celi decodifica la
realtà lontano dai rumori del mondo, appartato nel silenzio del suo
studio che diventa l'orizzonte entro cui si muove la sua pittura
Nelle tele il reale si spoglia di ogni clamore e ritrova
un'atmosfera riservata e intimista tra oggetti consueti e
confidenziali. La scelta di uno spazio circoscritto e limitato non
soffoca la sua arte che, anzi, nel cogliere oggetti prosaici e
impoetici, secondo una concezione classicheggiante dell'arte, si
carica di significati ulteriori. La tensione descrittiva e la
volontà di determinazione plastica degli elementi all'intemo di una
salda costruzione prospettica connotano l'iper-percettività della
visione realistica dell'artista, il cui sguardo, distolto dalla
contemplazione di spazi macroscopici, guadagna nella percezione del
particolare. Ma è proprio l'approccio iper-percettivo che svela gli
aspetti più inquietanti del reale; quanto più attenta e puntuale è
l'analisi descrittiva tanto più sfuggente è la significanza della
rappresentazione. L'accumulo di particolari evidenzia
paradossalmente l'evanescenza degli oggetti rappresentati che,
decontestualizzati e sconnessi, diventano simbolo di una realtà
indecifrabile, chiusa nella sua incomunicabilità. L'intenzionale
giustapposizione di oggetti appartenenti a diverse sfere della
quotidianità comporta, inoltre, la defunzionalizzazione di ogni
singolo elemento scarnificato e ridotto alla sua pura esistenza.
L'osservatore è volutamente posto in una irrisolta ambiguità:
disorientato dall'accostamento inusuale degli elementi compositivi
è, allo stesso tempo, rassicurato dalla familiarità degli oggetti
rappresentati e dalle tonalità non aggressive della tavolozza.
Laddove si scontrano elementi diversi e contraddittori, senza un
terreno solido su cui poggiare i piedi, scaturisce improvvisa
l'emozione e l'arte può operare il miracolo L'operazione pittorica
supera l'estraneamente, ricomponendo ciò che la realtà scompone. Il
rigoroso ritmo compositivo, in un ritrovato equilibrio tra vuoti e
pieni, restituisce unitarietà alla realtà frantumata. Gli oggetti
rappresentati (la macchina da scrivere, la macchina fotografica, il
telefono, le matite colorate, le lettere accatastate), sebbene siano
già di per sé, intrinsecamente, pregni di una forte istanza
comunicativa avvertita in tutta la sua urgenza, risultano
accidentali, marginali all'emozione che trova il suo canale
espressivo nell'insieme compositivo. I paesaggi vivono della stessa
tensione spirituale delle nature morte. L'artista ci presenta
l'ambiente metropolitano in un istante di rarefatta immobilità,
svuotato della sua realtà antropica; il paesaggio urbano si
configura, infatti, come una tridimensionalequinta teatrale che, su
un palcoscenico disertato da attori, diventa protagonista assoluto
dellarappresentazione. L'unico segno di vita -vita percepita come
movimento- è un'automobile in corsa che, però, spostandosi in
dirczione contraria al punto di osservazione del quadro, si carica
di significati inquietanti, divenendo simbolo del viaggio -che tutta
l'umanità compie- verso l'ignoto. Celi, che rivela una sensibilità
quasi crepuscolare nel rendere oggetto di rappresentazione artistica
i particolari più dimessi e giornalieri, carica sia le nature morte
che i frammenti di realtà urbana di una tensione conoscitiva e
metafìsica. Interni ed estemi sono investiti da una luminosità
translucida che viene configurando un'atmosfera di abbandono delle
cose, di sospensione presaga; è questo l'istante della tregua,
dell'occasione di percepire, attraverso un improvviso varco nel
mondo empirico rappresentato (la montaliana "maglia rotta nella
rete"), la verità altra. Ma è solo l'illusione di un momento. La
pittura di Celi si nutre di contraddizioni irrisolte tesa nello
sforzo di evocare quel momento magico di trasfigurazione è,
comunque, consapevole che il momento rappresentato è una pausa che
non da nient'altro che l'illusione di cogliere il senso riposto
delle cose. L'artista, tuttavia, cosciente dei suoi mezzi
espressivi, non si tira indietro e mette in gioco la sua arte, la
sua credibilità, pur sapendo che il confronto con la realtà è sempre
un rischio. Crede nella pittura non in quanto mezzo per poter
giungere alle verità ultime, ma come lavoro paziente, quotidiano che
gli consente di attingere a brandelli di senso
BARBARA ROTUNDO
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FURIO
DI CASTRI è l'autore del brano in sottofondo "Suenos
(Mythscapes)"
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